A carte scoperte

Quando mi sono ammalato da bambino ho cercato di tenere tutto nascosto, quasi che la malattia fosse una colpa e quindi qualcosa di cui vergognarsi. In realtà mi sentivo diverso in un momento della crescita di una persona, l’adolescenza, in cui si sente il bisogno di appartenere ad un gruppo, di uniformarsi agli altri. Parlarne ed aprirmi con chi non sapeva è stato difficile ma liberatorio. Non avere più niente da nascondere mi ha fatto sentire libero ed uguale agli altri.

Il resto è storia recente. Complice l’esperienza passata, l’età adulta ed una diversa consapevolezza di quello che mi stava succedendo non ho tenuto niente nascosto né con gli amici più cari (ovviamente) né con i colleghi o con gli amici che vedo o sento di meno ai quali, volendo, avrei potuto evitare di raccontare certe cose. Poi adesso, camminando con le stampelle, diventa difficile nascondere la realtà ma è una cosa che comunque non ricercherei. L’apertura agli altri mi ha permesso di sentirmi, paradossalmente, uguale a loro quando il destino mi ha reso in qualche modo diverso. Ma questa diversità non l’avverto, grazie al mio atteggiamento, grazie al mio gioco a carte scoperte ma grazie anche alla sensibilità di chi mi sta intorno.

A carte scoperteultima modifica: 2010-02-15T10:59:00+01:00da september23
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4 pensieri su “A carte scoperte

  1. Agli altri non interessa niente se camminiamo con le stampelle o se siamo pelati da chemio, siamo noi che, a volte, ci facciano delle paranoie.
    Poi, onestamente, quando si arriva allaconsapevolezza della malattia, si fa un cernita, si eliminano i rami secchi, si elima coloro che possono essere fonte di stress per il nostro euilibrio.
    Ci voleva queta puntualizzazione al commento precedente

  2. mi ricordo la prima volta che ho parlato dei miei guai famigliari a qualcuno. erano cose toste, di cui, a torto, in quanto vittima, mi vergognavo anche io. ma ricordo ancora il primo giorno in cui ho cominciato a parlarne. e non ho il minimo dubbio che sia stato quello a salvarmi la vita. da allora non ho mai più abbassato gli scuri e ho sempre detto tutto, anche troppo. non sempre le persone sono state comprensive. c’è chi – nel momento in cui parli apertamente della malattia – pensa che allora non ne soffri e ti carica dei suoi problemi stupidi. ma la maggior parte delle persone si attiva immediatamente alla tua sensibilità

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