Quando il cancro vince

Succede anche questo. In rete si trovano tante storie di chi ce l’ha fatta come la mia e quelle delle persone elencate qui in basso a sinistra. Purtroppo non va sempre così. Recentemente sono scomparse due persone che stavano raccontando la loro battaglia quotidiana contro la malattia.

Di fronte alla morte le parole vengono a mancare, quelle giuste almeno. Scrivo queste righe perché venerdì un tumore si è portato via Giovanni, il fratello di un mio caro amico. Giovanni aveva solo 49 anni e lascia una moglie, un figlio di 18 anni, uno di 24, un fratello e una sorella maggiori e una madre anziana. Oggi pomeriggio sono stato al suo funerale. Era la prima volta che andavo al funerale di una persona giovane. La chiesa era piena all’inverosimile, parenti, amici, colleghi pompieri occupavano tutti i posti a sedere che non erano sufficienti per tutti. Molte persone sono rimaste in piedi in una chiesa non piccola.

Quando muore una persona anziana non si fanno certi i salti di gioia ma è la vita e la si accetta. Con sofferenza ma la si accetta. Quando muore una persona giovane è tutto più difficile. Come è possibile accettare questo per una moglie, due figli giovani, un fratello, una sorella e una mamma di 84 anni che vede morire il suo figlio minore? Risposte non ne ho e non ce ne sono molto probabilmente.

Nella mia esperienza ho imparato a trovare del bello anche in situazioni difficili ma francamente la morte va un po’ al di là di quella che può essere definita una “situazione difficile” e poi, non essendo una vicenda che mi tocca in prima persona, per rispetto del dolore di chi ha perso una persona cara non cercherò certo il lato positivo in una vicenda che non credo ne abbia. La morte è fine, è annientamento, è crollo delle speranze, è dolore, è assenza, è vuoto, è buio. No, neanche il più inguaribile degli ottimisti può trovarci qualcosa di positivo.

Riposa in pace Giovanni.

Quando il cancro vinceultima modifica: 2009-12-21T18:12:32+01:00da september23
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12 pensieri su “Quando il cancro vince

  1. Ciao Marco,
    ti ringrazio molto per aver dedicato del tempo e dello spazio (virtuale) a papà. Ho letto che anche tu eri presente ai funerali e sono dispiaciuto di non aver fatto la tua conoscenza, ma credo che a questo si possa rimediare.

    Grazie.

    Filippo

  2. Due mesi dopo la mia diagnosi di cancro e in procinto di iniziare la chemio anche a mia cugina, più grande di me di vent’anni ma comunque ancora giovane, ne fu diagnosticato uno.
    “Ero gelosa” mi disse scherzando.
    Al termine del mio primo ciclo di chemio, dopo i consueti cinque giorni di ricovero, fui dimessa dall’ospedale.
    Anche lei in quel momento stava tornando a casa dall’ospedale in cui l’avevano ricoverata.
    Lei però stava tornando con un carro funebre.
    Lei ha perso. Io continuo a combattere ancora con più forza.
    Ciao
    B.

  3. Hai toccato un discorso molto delicato Marco. Uno dei piu` delicati.
    La morte (nostra) e` un fatto che dobbiamo accettare attraverso un percorso, non facile tra l’altro, soprattutto in quest’era; ma che se ben ci pensiamo vale solo per poter viva la nostra vita al meglio, dato che quando morire non avremo nessuna cognizione del dolore e della condizione che la morte rappresenza (in un certo senso si potrebbe dire che la morte (nostra) non e` un fatto che ci riguarda). Il tasto dolente sono i nostri cari, quelli che rimangono.
    “Come è possibile accettare questo per una moglie, due figli giovani, un fratello, una sorella e una mamma di 84 anni che vede morire il suo figlio minore?”
    Non posso e non mi azzarderei a dare una risposta, pero` sono sicuro che un, anzi, il, passo fondamentale e` quello di accettare che gli uomini sono mortali e che non c’e’ un garanzia sulla durata della nostra vita. QUesta e` una cosa che va capita e accettata con la mente e col cuore, non solo a livello intellettuale. Piu` facile a dirsi che a farsi, perche` tutti sono buoni a ripetere la lezioncina, ma di fronte alla morte ben pochi sanno porsi.
    Se si riuscisse a fare questo certo non sarebbe sufficiente a colmare il nostro vuoto e il nostro dolore sul momento, ma ci aiuterebbe a vedere le cose nella giusta prospettiva e dimensione. Col tempo, superando la cosa (come fonte di qualcosa di negativo) e portandocela dentro non come un peso che ci affonda ma come qualcosa che fa parte di quello che siamo, inteso come miracolo della vita rivolto alla vita.

  4. Ti chiedo scusa se arrivo solo oggi ad augurarti un dono di serenità in queste festività…
    Il mio natale è stato speciale.. un po’ doloroso…
    l’amare nella gratuità è poggiare la tenda della solidarietà
    nelle periferie dell’essere di ciascuno
    condividendone gli echi di ogni grido di liberazione!
    Auguri a te e alla tua famiglia!

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