L’opinione pubblica

Ci sono tante associazioni che hanno come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su diverse problematiche, dal cancro alla pace nel mondo, dalla sclerosi multipla alla donazione di organi. Con questo blog sto cercando di farlo anche io. Mi sono però fermato un secondo a pensare: cosa vuol dire sensibilizzare l’opinione pubblica e qual è lo scopo? Una visione cinica potrebbe portare a pensare che lo scopo sia semplicemente quello di raccogliere denaro ricordando alle persone l’esistenza di questo o quel problema. Sicuramente è vero, è innegabile che ricordare alle persone che il cancro è una malattia grave che può colpire chiunque vuol dire favorirne le donazioni alle associazioni di ricerca. Ma ovviamente non è solo così. Almeno per me non lo è. Certamente sono contento se qualcuno fa delle donazioni all’AIRC (l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) contribuendo a salvare i futuri ammalati di cancro. Ma sensibilizzare gli altri per me non è questo. Ricordare l’esistenza di questa malattia vuol dire far sapere alle persone, che per loro fortuna non ne sono toccate, che esiste, che non è una sentenza di morte, che si può sconfiggere. Per me vuol dire ricordare a tutti le difficoltà che incontrano gli ammalati, non solo durante la loro battaglia ma anche e forse soprattutto dopo, durante il ritorno ad una vita “normale”. I malati di cancro sono persone come le altre, non hanno colpe per la loro malattia, non sono state punite. Far sapere tutto questo vuol dire infondere coraggio nei futuri ammalati o negli ammalati “presenti” che leggendo parole come le mie e come quelle di tanti altri possono capire che si lotta, si vince e magari si guadagna anche qualcosa, come una visione più profonda della vita. Vuol dire spargere solidarietà nei non ammalati, non compassione, quella non serve. Vuol dire spingere qualcuno a fare qualcosa attivamente per i malati ed evitare che vengano emarginati o dimenticati negli ospedali (avviene anche questo, specialmente con gli anziani, lasciati come pacchi postali nei loro letti). Vuol dire informare e raccomandare di ricercare le informazioni giuste e di non fidarsi di maghi, erboristi, santoni e ciarlatani. Infine vuol dire prevenzione. Sapere che questa malattia esiste, che può colpire chiunque in qualunque momento ha lo scopo di spingere le persone a curare il proprio corpo, a non sottovalutare i propri malesseri fisici e a controllarsi periodicamente nel caso si sia dei soggetti a rischi, come le donne e gli uomini sopra i 45 anni per i quali si consigliano esami di routine come mammografie ed esami alla prostata proprio per questo. C’è un altro importantissimo motivo. Far buttare via qualche sigaretta in più. Se fumate, provate a smettere. Rischiate di ammalarvi, ne vale davvero la pena?

L’opinione pubblicaultima modifica: 2009-11-19T11:29:00+01:00da september23
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4 pensieri su “L’opinione pubblica

  1. sono particolarmente d’accordo quando parli di malati dimenticati ed emarginati; all’ospedale ero curata, ma finita la chemio, arrivederci e alla prossima.
    E le due settimane in mezzo??? ho incontato tante persone disposte ad aiutarmi, consigliarmi, parlare con me…persone sensibili, appunto, che davanti alla parola cancro non si dileguavano in tutta fretta…ma bé, non è così con tutti, e forse nemmeno con la maggioranza della gente…
    delle sigarette invece ne riparliamo!
    un bacio
    sissi

  2. Ciao Marco. Non passavo da molto ma trovo sempre letture molto interessanti e, soprattutto, questo tuo modo di esprimerti dal quale si denota “passione” per ciò che tratti.

    Bel proposito il tuo, anche perché spesso le persone si limitano alla “beneficenza” dimenticando la realtà per la quale l’hanno fatta per il resto dei 365 giorni dell’anno.

    Complimenti e buona serata a te.

  3. Fare delle proprie idee una pratica quotidiana.
    Piano, piano senza metterci troppe responsabilità.
    Ricordare, piccole cose che ci hanno fatto star bene, ogni volta che si presenta il problema.
    Anche nei momenti un po’ più delicati, bisognerebbe rendersi conto di quanto valiamo, di quanto siamo in gamba, di quanto sappiamo dare, ma anche di quanto poco sappiamo concedere a noi stessi.
    Non dobbiamo accontentarci, non è giusto.
    La sofferenza che ne deriva è tanta, ma non rassegnamoci!!
    Proviamo e riproviamo, se poi ne vale la pena, ragion di più.
    E’ molto, molto difficile, ma quando si vuole veramente bene a qualcuno non si può far altro che incoraggiarlo, e parlarne.
    C’è poi un momento di solitudine che ci attraversa, di sconforto, ma in quell’istante ci deve essere lo sforzo di pensare al proprio cammino e di quanto siamo stati eccezionali, pazienti, maturi, intelligenti nel saperlo affrontare.
    La vita è lunga il cammino a volte un po’ accidentato, ma sappiamo benissimo che ne vale la pena, sforziamoci ancora e pensiamo positivo.
    Ho scritto queste cose, perchè ti voglio bene.
    4P

  4. La parola “sensibilizzazione” può voler dire tante cose diverse, e sono d’accordo con te, a parte la raccolta fondi per la ricerca o per la cura (che non guasta) quello che serve è diffondere la consapevolezza che al cancro si può sopravvivere e si sopravvive sempre più, che la prevenzione è il primo passo per spuntare le armi alla malattia “delle cellule pazze”, e che nella paura e nel silenzio il cancro ci sguazza. Sensibilizzare per me significa soprattutto comunicare e condividere.

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