Trenitalia e i disabili

Ieri mi sono recato alla stazione centrale di Milano per fare la Carta Blu (quella tessera gratuita che dà il diritto ai disabili di viaggiare con un accompagnatore senza che questi debba pagare il biglietto se non una piccolissima quota per treni superiori agli intercity). Quello che segue potrebbe fare piangere o ridere a seconda dello stato d’animo. Io mi sono fatto delle grasse (e anche un po’ incredule) risate.

Ammirando la nuova stazione (in via di restauro pre-Expo), i marmi, le biglietterie nuove fiammanti (alcune già fuori servizio ma stai a guardare il capello…), le porte automatiche e tutto il resto sono andato alla ricerca dello sportello disabili. Pensavo si trovasse in un posto facilmente raggiungibile (beata ingenuità!), in realtà si trova vicino ai binari, non propriamente all’ingresso. Poco male, due passi (con le stampelle, il giaccone anti-pioggia e la conseguente sudata) fanno sempre bene. La stanza per i disabili (con tutta la buona volontà non ce la faccio proprio a chiamarlo “ufficio”) poteva forse avere le porte automatiche come tutti gli uffici del resto della stazione? Ovviamente no. La porta è in realtà un pesante portone del ventennio fascista (non è una battuta, la stazione venne costruita in quegli anni). Io sono entrato chiedendomi “ma una persona in carrozzina?”. La risposta è arrivata poco dopo quando è arrivato un disabile su quattro ruote: se la fa aprire dai gentili (qui non sono ironico) impiegati delle ferrovie. Alla richiesta della Carta Blu l’impiegato mi ha risposto perché la volessi fare dato che la mia disabilità è “rivedibile a fine anno” e lui di solito fa Carte Blu della durata di cinque anni. Dovendo prendere un treno domenica per andare a Roma ad incontrare il presidente della Lance Armstrong Foundation… Inizia a trascrivere i miei dati su un registro (tutto a mano, i computer erano lì di bellezza) quando si accorge di avere sbagliato riga! Tragedia! Bastava ricopiarli nella riga esatta ed in seguito cancellare l’errore, cosa abbastanza semplice che avrebbe potuto fare in seguito, senza farmi aspettare. Ma non ho protestato, trattenevo a stento una risata! Ha cercato inutilmente il cancellino per tutto “l’ufficio” e, non trovandolo, ha chiamato un altro ufficio per farselo portare. All’improvviso la sua collega ha trovato il cancellino (era in cassaforte…). Un roller o uno di quei vecchi pennellini? Lascio indovinare a voi… Dopo il completamento della delicatissima operazione (“si tratta di un documento importantissimo”, peccato che lo teneva come se fosse carta da culo, scusate il francesismo…), ha potuto scrivere i miei dati nella riga corretta e consegnarmi l’agognata Carta Blu.

 

Nota a margine: al di là dell’aspetto da “voglia di lavorare saltami addosso che io mi sposto” gli impiegati sono stati gentili e critici con chi gli ha assegnato quella stanza.

Lodevole la creazione della Carta Blu (non so da quanti anni esista) da parte di Trenitalia e sostanzialmente non ho di che lamentarmi. Dispiace che un servizio come questo sia poco pubblicizzato e relegato in luoghi del genere. Peccato perché basterebbe tanto così per dare tutta un’altra immagine, così invece si finisce per rovinare, all’apparenza almeno, un servizio importante reso a molti cittadini.

Trenitalia e i disabiliultima modifica: 2009-04-30T11:43:00+02:00da september23
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6 pensieri su “Trenitalia e i disabili

  1. uahauhauahauuaha mi è venuto da ridere marco, immaginado la surreale situazione del ferroviere alle prese col pennarello chiuso in cassaforte jahajahah incredibile!! dovevi filamrlo col cellulare e mettere on line il tutto vabbè dai ci stà pure questo nel marasma italico marco, si confesso ho voglia di week end di staccare non sentire lagne di gente assortita, volgio restsre solo tutto solo e riposare specie la mente

  2. Buon giorno Marco,
    da una parte questa situazione mi ha fatto ridere, perché con il tuo “santo” umorismo, l’hai descritta come fosse un film comico, ma dall’altra ha rinnovato la mia indignazione per certa disorganizzazione e poca sensibilità.
    Si parla sempre di abbattere le barriere architettoniche… si, ma quando, dove, come?
    Per strada, ci sono marciapiedi inagibili, pieni di biciclette appoggiate ai muri che un disabile in carrozzina col cavolo che ci passa! neanche un passeggino da bambini ci passerebbe.
    Per trovare uno scivolo adeguato c’è da fare tutto il marciapiede.
    Le porte sia dei negozi che degli uffici, hai ragione, non sono tutti automatici.
    Non parliamo poi dell’organizzazione all’interno degli uffici, qui non basterebbe questa pagina.
    Io per queste cose mi in…zo (scusa) e non sono così paziente come te.
    Passa un buon fine settimana. Un abbraccio.
    Nadia

  3. Il problema è che devo ripetere un commento fatto da settore, incredibile:
    Il problema è di civiltà, intesa come passo dell’uomo, non come comportamento.

    Ma aggiungo che non c’è urgenza nel provvedere, ma si sbriga la pratica del disabile come un fastidioso impiccio.
    C’è più cuore e più cura nel provvedere alle sale fumatori.
    Per il resto mi hai fatto sorridere.
    Un caro saluto Marco.
    A presto.
    teo.

  4. probabilmente non viene pubbicizzato per evitare che falsi invalidi approfittino della situazione,chi è disabile sa,tramite le varie onlus quali e quanti possono essere i servizi messi a disposizione dello stato!
    Io vivo in una cittadina,e qui la stazione dopo le 18.00 diventa terra di nessuno,biglietteria chiusa,polfer che termina il servizio e chiude l’ufficio,quindi prega che non ti accada nulla dopo le 18.00!!!!solo quest’anno è stato fatto il montacarichi(pechè ascensore non si può definire) per i disabili,che di fatto viene usato spesso e volentieri da signore pigre per portare giù le valigie,troppa fatica scendere una scala!!!!!
    Il valore del posto di lavoro lo comprendono in pochi,troppa gente che mangia pane a tradimento ancora!
    ciao a presto

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