La dolce morte

Il caso di Eluana, com’era prevedibile, ha suscitato profonde riflessioni in tutti noi. Anche io ho meditato a lungo sulla questione e preciso che quello che sto per scrivere trae semplicemente spunto da questa vicenda ma nulla ha a che fare con essa. Non voglio giudicare, criticare o approvare il comportamento di persone che non conosco in una situazione che non riesco ad immaginare anche perché ritengo che si sia trattato di un caso limite.

Tempo fa alla domanda: “sei favorevole all’eutanasia?” avrei risposto un superficiale “si” non dovuto ad una profonda convinzione. Ora il mio “SI” è più convinto e articolato; articolato perché è inevitabile fare dei distinguo tra diversi tipi di patologie e di malati.

Sulle persone in stato vegetativo credo sia giusto introdurre un testamento biologico, non quella buffonata (*) di cui si discute in Parlamento adesso però. Chiunque dovrebbe essere libero di disporre del suo corpo come crede una volta ridotto ad un puro e semplice ammasso di ossa e carne. Una semplice cessazione dell’idratazione e dell’alimentazione però non mi trova d’accordo. Neanche le piante le facciamo morire di sete se possibile, farlo con un essere umano mi sembra un modo per lo Stato di non assumersi le proprie responsabilità. Questo è l’unico punto di contatto con la vicenda di Eluana, sicuramente sbagliata nei modi. Meglio un’iniezione che vedere un corpo appassire. Poi possiamo discutere all’infinito se quella di un corpo reso vegetale sia o meno vita; o meglio quanto sia vita. Non saremo mai d’accordo e non troveremo mai un punto di contatto. La scienza stessa non ci dà risposte definitive in merito.

Riguardo ai malati terminali credo sia un gesto di pietà dare loro una dolce morte, limitando le sofferenze del corpo e dell’anima. Ho passato due mesi della mia vita bloccato in un gesso dal busto alla caviglia e ricordo benissimo la frustrazione, la rabbia, la sofferenza della psiche più che del corpo. Posso quindi intuire con una qualche cognizione di causa il dolore di un tetraplegico o di un malato terminale che non ha un futuro davanti a se. Io lo avevo ed era la mia ragione di vita. Se quella fosse stata la mia condizione perenne dico solo che sarebbe stata molto dura, di più non mi sento di aggiungere se non che mi sento un miracolato che ringrazierà Dio ogni giorno della sua vita.

E’ inteso che in ogni caso debba essere la persona a scegliere nel pieno possesso delle sue capacità mentali.

Queste sono delle semplici riflessioni, pacate, non urlate. Non voglio imporre a nessuno le mie idee. Si è gridato e giudicato troppo negli ultimi mesi facendo dello sciacallaggio sul corpo di una donna. Aggiungo che, da cattolico, mi rendo conto che quanto dico possa essere in contrasto con la mia religione e con l’idea che solo Dio possa togliere la vita (e rispetto chi la pensa in questo modo) ma non mi sento di avallare il suo volere quando si tratta di sofferenza. Avendo sofferto molto nella mia vita, non me la sento proprio.

 

(*) “…nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere, la loro modulazione e la via di somministrazione, da commisurarsi alle aspettative di sopravvivenza, alle condizioni del paziente e alla necessità di non dar corso ad accanimento terapeutico, debbono essere il frutto di una interazione e comune valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l’eventuale fiduciario ed i familiari”. Questo è la parte finale dell’emendamento di Rutelli. D’accordo il politichese; d’accordo il burocratese; d’accordo che manca la parte iniziale… ma non si capisce niente…

La dolce morteultima modifica: 2009-03-11T08:22:00+01:00da september23
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19 pensieri su “La dolce morte

  1. wow,non ci posso credere,a questo giro condivido pienamente quel che dici!!!!quindi non aggiungo altro,hai detto tutto tu!
    per quanto riguarda il mio post,beh,su internet si trova qualunque cosa oramai,è sconvolgente l’articolo del corriere,tuttavia è una realtà che rappresenta il rovescio della medaglia di un mezzo straordinario qual’è internet!Io mi auguro sempre che la gente abbia buon senso,e che prenda decisioni sagge e non facili come quelle di fabbricare un figlio!!!!
    ps hai notizie di enrico?non riesco a contattarlo neppure tramite mail
    buona giornata

  2. Ciao Marco,
    argomento delicato questo…direi in linea di principio che della mia vita dovrei avere piena disponibilità così come della scelta di come curarmi. Troppo spesso lo Stato ha fatto gli interessi di chi sulla salute ha voluto lucrare quindi anche in punto di coma vegetativo o comunque di coma pressoché irreversibile, non vorrei esser tenuto o non tenuto in vita per decreto o per una legge dello Stato. Libertà.
    Adesso..Fiori va 🙂

  3. Caro Marco
    Certamente argomento delicato …..Non mi trovi contraria in linea di massima al tuo pensiero , per ciò che riguarda il resto del mondo però !!!
    In quanto a me io una ragione di vita oltre me stessa ce l’ho ed è mio figlio e fino a che avrò un solo respiro di vita o solo occhi per vederlo non voglio in alcun modo lasciarlo solo !
    Ecco il mio testamento biologico : VIETATO STACCARE LA SPINA .
    Anche se un giorno in un momento di follia lo chiedessi per favore non fatelo MAI
    Lorenza

  4. Cari amici tutti,
    so di essere un po’ latitante da circa un mese.
    Non per giustificarmi, ma per il desiderio di condividere con gli amici (anche virtuali) che comunque seguono il mio blog il momento che sto vivendo.
    Niente allarmismi, sto benissimo!!!
    Certo… potrei stare meglio se non ci fossero alcuni probblemi di salute tra i familiari che “impongono” alla mia compagna di doversi “dividere” tra me e i suoi, se non dovessi fare 200 km per stare con la mia famiglia (compagna e bimba) il fine settimana, lottare contro il tempo dedicando il doppio delle ore alla mia professione per la mettà del guadagno, ecc.
    Non è esattamente uno sfogo, perchè sono coscente che i miei problemi sono comuni a tante persone. Sono cose che si verificano che che vanno affrontate con serenità e dedizione, dando le giuste priorità e mettendo tutto in fila in base al grado di importanza e gravità.
    Continuo a seguire sporadicamente tutti voi, anche se non approfondisco e tavolta non commento.
    Ma presto ritornerò a “produrre” post e commenti con la passione e la spontaneità di prima.
    Un caro saluto a tutti…
    A presto

  5. Concordo su tutto quanto hai scritto. Su tutto.

    Che la questione sia assai complessa è certo, ma a me pare che ci sia un generale deresponsabilizzarsi: chi si trincera dietro il principio di inviolabilità della vita, chi si mette la coscienza a posto con vili e crudeli interventi a metà, chi fa leggi buone per ogni stagione (accrescendo i poteri già enormi di medici e magistrati).

  6. Della vicenda di Eluana Englaro mi è rimasto attaccato addosso il giudizio che la gente si è permessa, dal basso delle proprie ulteriori bassezze, di alzare nei confronti del sig. Beppino Englaro. Quel giudizio così assurdo, così spudorato, così schifoso e stomachevole non credo potrò mai dimenticarlo. Dei casi come quello di Eluana credevo allora, e profondamente ora credo che non ci sia differenza tra terapie d’obbligo ed alimentazione e idratazione d’obbligo. Senza la terapia la persona, PER VIA NATURALE NEL SUO CORPO, morirebbe. Senza l’alimentazione (chimica) e la idratazione forzata, PER VIA NATURALE NEL SUO CORPO, la persona morirebbe. Se è vero, come è vero, che si vuole legiferare sul diritto di rifiutare di rimanere in vita obbligatoriamente nel caso in cui dovesse accadere di versare in uno stato come quello di questa ragazza e/o altri similari, allora questa leggina da quattro soldi che ci stanno per propinare deve necessariamente essere modificata. Prima che sia il crollo totale della libertà individuale.

    Semmai dovesse accadermi, staccatemi tutto. Spine, e quei pochi petali rimasti.
    Il mio profumo, non per questo, smetterà di propagarsi per i miei cari.

    Baci, e abbracci.

  7. Anche io per me stesso farei la stessa scelta.
    Poi ribadisco che piuttosto che veder appassaire un corpo sarebbe meglio che lo Stato si assumesse le sue responsabilità con un’iniezione ma almeno fatemi decidere di non voler essere alimentato. Se la tua famiglia ti ama davvero credo sia più felice nel lasciarti andare che nel tenerti aggrappato alla vita per il puro egoismo di saperti lì vicino.

  8. Anch’io sono d’accordo con Marco. La legge in qualita` di ragionamento non la trovo affatto male, ma anzi ben ponderata. Pero` a livello di legge fa schifo, perche` lascia tutto a troppi “dipendentemente” che alla fine non potendo essere ponderati (nessun criterio oggettivo viene espresso) lascia tutto all’arbitrarieta` mediata dal buon senso. Tra l’altro una legge cosi` spannometrica lascerebbe spazio a parecchi casi aberranti.

    @lorenza: rispetto la tua opinione, ognuno e` diverso per carita`, ma quante volte di cambia nella vita? Innumerevoli, e sempre quando si esperisce qualcosa di nuovo, magari perche` le condizioni intorno cambiano o siamo proprio noi a cambiare o entrambi. Io ci andrei molto calmo a formulare delle volontata` con tanta perentorieta` in materie cosi` delicato. Cioe` tu oggi nel pieno della tua vita e delle facolta` mentali e fisiche decidi per una tua ipotetica in condizioni completamente diverse e incompabilmente deteriorate che soprattutto non conosci. Io mi premunirei dal farlo. Poi ognuno faccia come crede…

  9. Eh si caro Marco, “non si capisce niente”..è sempre così..quando si legifera si lasciano troppe strade aperte alla libera interpretazione ed è caos.

    …sul caso di Eluana, proprio sul suo, vorrei dire che il problema era il fatto che NON ci fosse il suo consenso, ma solo le parole di un padre che ha voluto interpretare le sue volontà di 20 piena di vita e che certamente non pensava alla morte! Io credo che il suo “caso.limite” nasca e vada accolto come sacrificio per portare l’umanità alla riflessione.
    Perché non parlarne? Non vedo perché lasciare che Eluana cada nell’oblio, proprio la sua vicenda personale.

    Sai che suo padre domani verrà a Cagliari a parlare di lei? Non ci sarò !!

    …sul testamento biologico dico anche: nessuno ouò essere libero di voler morire, quando deve fare i conti con l’altro che lodovrebbe aiutare.
    ..Io personalmente non lo farei mai, è contro la mia morale togliere la vita al mio prossimo, mentre è un mio dovere curarmi di lui, e farlo con amore.

    Ciao Marco, buona giornata 🙂

  10. Ciao Marco, ancora non ci conosciamo ma avendo visto il tuo link sul blog di Mammola, eccomi qua.
    Anch’io ho scritto diverse cose sul caso Eluana e sulle mie opinioni al riguardo. Ho letto un po’ della tua storia e mi meraviglio che tu, dopo che hai lottato in tutti i modi per vivere, adesso tu dica che concederesti la morte alle persone nella stessa situazione di Eluana Englaro. Parli di morte dolce, per non farle soffrire, ma sempre di morte provocata si tratta, quindi OMICIDIO.
    Dici di essere cattolico, quindi la Fede ti dovrebbe portare a ragionare diversamente. Ma al di là del “credo” di tutte le religioni (anch’io sono cattolica), voglio esprimere la mia opinione dal punto di vista umano, come se fossi atea: come si può uccidere, perché di uccidere si tratta, una persona cara?
    Il testamento biologico sarebbe un modo per passare la “palla” ai medici così ci toglieremmo la responsabilità di farlo personalmente. I medici di contro lo farebbero freddamente, tanto loro sono abituati alla morte dei pazienti che in ospedale vengono riconosciuti solo dal numero di letto.
    Ma tu, ma io, ma tutti quelli che credono in quel Dio misericordioso, avremmo il coraggio di SOPPRIMERE un figlio, un padre, una moglie o marito o la madre che ci ha partoriti?
    Il dolore di vederli vegetare è grande, ma l’amore che ci lega a loro è ancora più grande.
    La testimonianza di Salvatore Crisafulli mi ha dato la conferma di ciò che già immaginavo (leggila per favore sul mio blog, se ancora non la conosci), quindi non potremmo mai sapere, staccando la spina o iniettare una fiala di veleno, se abbiamo fatto la cosa giusta.
    Io personalmente non ucciderei neppure il mio cane.
    Dici di essere un miracolato, bene, potrebbe succedere anche ad altre persone.
    Ultima riflessione conclusiva: l’uomo (naturalmente in senso generale come specie) è talmente ambizioso, avido, corrotto, immodesto e poco umile che vuole sentirsi a tutti i costi ONNIPOTENTE più di quel Dio di cui rinnega l’esistenza e vuole sostituirlo.
    Un abbraccio e spero di sentirti presto sul mio blog. Io ti metto tra i miei contatti. Nadia
    P.S. Se mi denunciassero, come circola voce generale, confermo come ho scritto su altri post (Antipaticox): IO NON HO PAURA.

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