La seconda partita

Roberto%20Mancini%20non%20sembra%20convinto.jpgFare l’allenatore è molto diverso ora. La cosa più importante è sempre stata stare in compagnia, sparare quattro cazzate con gli amici e divertirsi passando una serata insieme alla propria passione. Però prima era facile farsi trascinare in stupide polemiche con l’arbitro o con gli avversari perdendo di vista l’obiettivo della partita e della serata: il divertimento.

Anche ieri sera ci sarebbe stata la possibilità di litigare con gli avversari, la partita ad un certo punto ha preso una brutta piega. Sono rimasto tranquillo in panchina cercando di calmare i miei amici, un tempo mi sarei “gettato” nella mischia. Ho sempre cercato di evitare tutto ciò ma ogni tanto capitava, era una valvola di sfogo; a fine partita tutto era dimenticato ma alcuni momenti di “deragliamento” c’erano stati e spesso, a mente fredda, lasciavano l’amaro in bocca.

Queste due prime partite della mia nuova vita mi hanno restituito il piacere di stare con gli amici unito al distacco di chi osserva le cose da fuori. Incito, richiamo i giocatori, gestisco i cambi ma sempre con il sorriso sulle labbra; il sorriso di chi ha capito la bellezza di serate come questa e assapora il ritorno alla vita.

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La seconda partitaultima modifica: 2008-10-29T09:14:00+01:00da september23
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2 pensieri su “La seconda partita

  1. Più che da scarsi direi che è un modo per giocatori, che sanno usare un solo piede. Giocatori non completi. Come l’odierno Quaresma che viene esaltato per ‘sta roba quando in realtà è una pippa (ovviamente stasera farà 3 goal…).
    Mi sarebbe piaciuto vedere Recoba, che usava solo il sinistro come noto, a “trivelare”. Sempre meglio che cercare sempre il piede giusto.

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