La mia storia: La mia prima malattia/1

bandierone.jpgMi ammalai a dodici anni; no, non è esatto. Fui operato a dodici anni ma già in quinta elementare ero ammalato pur senza saperlo. Avevo una piccola massa nell’inguine destro, tra l’addome e la gamba. I dottori non capivano. Dopo un anno di visite ed inutili pomate fui operato presso un ospedale pediatrico: pensavano avessi un ematoma. Mi ricordo ancora il medico che mi fece l’ecografia mentre scriveva sul monitor “ematoma post traumatico”. L’esame istologico della massa asportata chirurgicamente chiarì di cosa si trattava: un sarcoma sinoviale. Un tumore raro, un tumore giovanile. Mi spedirono subito da chi ne sapeva più di loro. Fui rioperato qualche settimana dopo. Per sistemare i disastri combinati da chi non sapeva cosa si trovava di fronte, i medici dovettero anche ripulire bene la zona asportando un pezzo di muscolo; niente di invalidante ma da allora non ho più potuto toccarmi il sedere con il tallone mentre mi scaldavo per giocare a calcio.

L’operazione di per se non fu niente di complicato. Le operazioni sono sempre la parte più semplice della cura di una malattia; il “bello” viene dopo. Fui sottoposto ad un mese di radioterapia, eravamo in estate e andare tutti i giorni in ospedale per curarsi saltando parte delle vacanze in montagna non è una bella esperienza per un ragazzino di dodici anni. Ero circondato da persone senza capelli ma non sapevo cosa avevo avuto. A ripensarci oggi sembra così strano non aver capito, ma a quell’età non sei pronto ad affrontare cose del genere; sono più grandi di te, vanno al di là delle tue possibilità di comprensione.

La cosa strana è che l’Inter vinse il campionato proprio in quei mesi; il primo campionato vinto da tifoso e fino a tre anni fa anche l’ultimo; eppure non lego i due fatti. Nella mia testa la vittoria e la malattia non si toccano, appartengono a due mondi separati. Eppure sono stati praticamente contemporanei.

Con la radioterapia cominciai anche la chemioterapia. Nel 1989 la chemioterapia era tutta un’altra cosa. I medicinali non venivano diluiti e somministrati nel giro di tre o quattro giorni come oggi; non esistevano i potenti anti-emetici che esistono adesso. Allora ti sparavano il “bibitone” direttamente in vena nell’arco di dieci minuti. La sensazione provata in quei momenti non riesco a descriverla. Mi limito solo a dire che non la augurerei a nessuno, neanche ad un pluriomicida o ad un dittatore colpevole di genocidio.

Le prime volte arrivavo tranquillo e me ne andavo devastato; in seguito, conscio di cosa mi aspettava, arrivavo terribilmente in ansia: stavo già male prima della cura.

Ormai sono passati vent’anni ma quelle sensazioni sono impresse dentro di me, dentro la mia testa e dentro il mio corpo; non se ne andranno mai più, fanno parte di me. Se ci penso riesco ancora a sentire come stavo.

Per fortuna tutto si risolse nel migliore dei modi e guarii. Per questo devo ringraziare mia mamma in primis e poi anche mia nonna, allora solo sessantenne. Mio papà non c’era, non ce la faceva; non gliene ho mai fatto una colpa come ho già scritto.

La mia storia: La mia prima malattia/1ultima modifica: 2008-10-23T10:41:00+02:00da september23
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Un pensiero su “La mia storia: La mia prima malattia/1

  1. Ciao, se può fare piacere io quella domenica del lontano ’89 (appena 9 anni) ero in strada col bandierone a festeggiare il mio primo campionato vinto…ero interista da un giorno… da allora non abbiamo più vinto e sinceramente ho pensato che la causa ero io!
    comunque so le situazioni che descrivi, sono le stesse che ha passato anche mio padre 10 anni dopo, anche a lui hanno asportato quasi tutto il muscolo della gamba destra…aveva 39 anni, però poi a lui non si è fermato, ma sai quando si è bambini è tutto diverso.
    i bambini dovrebbero essere felici e spensierati….non è giusto!! comunque ti rinnovo i miei complimenti per la forza e lo spirito col quale avete affrontato tutto.

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