I miei zii

I miei zii Carlo e Anna sono le persone che, assieme ai miei genitori, mi sono state più vicine in questi ultimi dodici mesi. Anche mia zia Marinella ci ha provato ma, come scritto da lei in un commento ad un mio post, un po’ per impegni di lavoro un po’ per mancanza di coraggio non mi è stata vicino come avrebbe voluto. Io non ho avvertito la sua assenza ma piuttosto la sua presenza e non posso dire che non mi sia stata vicino, anzi! E poi lei, la “gemella diversa” di mio papà, in una cosa gli assomiglia molto, nella difficoltà di affrontare queste situazioni; non è una scelta, una persona è quello che è e a lei non posso rimproverare niente, l’ho sentita vicino e questo è l’importante.

Riguardo ai miei zii posso dire che la lunghezza che generalmente do ai post non sarà sufficiente a descrivere tutto quello che hanno fatto per noi.

I miei zii sono persone speciali: entrambi sono volontari presso l’Istituto Europeo Oncologico; mio zio, da quando è andato in pensione circa sette anni fa, è un volontario della Croce d’Oro; d’estate accolgono una bimba Bielorussa (cosa che fanno anche gli altri miei zii con il suo fratellino) portandola al mare che altrimenti non potrebbe vedere e tenendola lontana da quelle terre non lontane da Chernobyl.

La loro qualità migliore è l’umiltà. Non si vantano di tutto quello che fanno, non lo reclamizzano; pensano sia normale essere come loro: non lo è. Pensano che tutti si comporterebbero come loro: non è così. Fare quello che fanno loro vuol dire dare un senso vero alla propria vita, significa lasciare un segno.

Riguardo a me basti dire che non c’è stato un singolo giorno che ho passato in ospedale in cui uno dei due non sia stato presente. Considerando che in camera poteva essere presente una sola persona, mia mamma, loro passavano la maggior parte del tempo fuori, pronti a scambiare quattro chiacchiere con mia mamma o a confortare qualcuno se ce ne fosse stato il bisogno. Un modo di passare il tempo piuttosto noioso credo ma loro non se ne sono mai lamentati.

Mia zia si è specializzata nel parlare con le persone (cosa che ha sempre saputo fare). Pazienti, dottori, infermieri, parenti: parlava con tutti fino a conoscerne vita, morte e miracoli. E’ sempre stata una dalla chiacchiera facile oltre che una delle persone più disinteressate che io conosca; dà senza pretendere niente in cambio. Ha un cuore grande. Io mi diverto a prenderla in giro, è un po’ svampita, e lei sta volentieri al gioco.

Mio zio invece arrivava in ospedale rifornito di tutto punto, settimana enigmistica (la mia), penna o matita (mie), libro da leggere (Mille Splendidi Soli, mio), acqua (a volte la portava) e pranzo (generalmente se lo ricordava). Spesso mi portava qualche manicaretto preparato appositamente per me; lui, una volta universalmente riconosciuto come pessimo cuoco (celeberrimo un suo risotto allo Champagne), che dopo la pensione ha saputo diventare uno chef di primo piano. E non dimentichiamo le cene organizzate a casa sua (per informazioni chiedere anche a Giulio e Tullio). A volte è un po’ un Hitler ma non si può essere perfetti!

Tempo fa mio cugino Luca (loro figlio) mi disse che credeva che se non ci si aiuta tra di noi, amici, parenti o più semplicemente esseri umani, allora non capiva perché fossimo su questa terra: i miei zii hanno saputo trasmettergli i valori più importanti.

 

Qualche giorno fa una lettrice del blog mi ha scritto: “Sapere che esiste Giulio e che esisti tu mi da speranza, mi fa pensare che esistono due cose: l’amicizia e la forza per affrontare qualsiasi cosa. Grazie per avermelo fatto notare”

 

A me da speranza sapere che esistano persone come i miei zii. Grazie

I miei ziiultima modifica: 2008-10-01T09:25:33+02:00da september23
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