Io e la pace

659886637.gifSono un pacifista senza se e senza ma; chi mi conosce lo sa bene. Ma prima che pacifista sono un sostenitore della non violenza. Senza spingersi in complicate analisi della storia basta vedere quello che hanno ottenuto Gandhi e Martin Luther King con la loro protesta pacifica; purtroppo i due hanno trovato anche la morte, assassinati da chi preferiva l’omicidio come arma di “dialogo”.

Non so quando è cominciata questa mia avversione alla violenza. Credo che sia cresciuta con il tempo, gradualmente. Ricordo un episodio che accadde alle elementari; ai quei tempi ero un po’ manesco credo, poi ci ha pensato la malattia a farmi cambiare (un esempio di come dietro alle disgrazie qualcosa di positivo c’è sempre). Per un litigio diedi un calcio ad un amico, che si mise a piangere (avevamo 8-9 anni) e ci restai molto male. Non ero per niente soddisfatto di “avere vinto”. Ogni tanto ci penso ancora e, nonostante gli anni passati e l’indulgenza da riservare ad un bambino di quell’età, non arrivo a dire che la cosa mi fa star male ma è uno di quei momenti della tua vita che vorresti cancellare. Sicuramente è stato uno sbaglio da cui ho imparato qualcosa.

Crescendo non crebbe in me, almeno fino ai 20 anni, alcun sentimento pacifista o politico. Il ripudio della violenza c’era ma non forte e convinto come adesso; non era un tratto distintivo della mia personalità come ora.

Certamente alcuni film e alcuni libri mi hanno aiutato molto a capire, a formarmi un’opinione chiara, decisa e forte. Tra i film ricordo “Dead Man Walking” sulla pena di morte, “La lunga strada verso casa” sulla protesta pacifica degli Afro-Americani in Alabama e ovviamente “Gandhi”; oltre a tanti film di guerra che, narrando fatti storici, mostrano quante persone, quanti giovani abbiano perso la vita inutilmente per cause che spesso non gli appartenevano. Tra i libri ricordo la biografia di Martin Luther King e “Il cavallo rosso” che in gran parte narra della ritirata dell’esercito italiano dalla Russia verso la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il contributo decisivo alla mia formazione è arrivato dalle guerre degli ultimi anni: Iraq, Afghanistan, 11 Settembre, ex-Jugoslavia, Darfur, Somalia e tutte quelle che non ci vengono raccontate a fondo (e sono tante!). L’insensatezza del male credo sia sotto gli occhi di tutti.

Quello che scoraggia e fa più male è sapere che la maggior parte degli abitanti del nostro pianeta ripudia la violenza (almeno così credo, sicuramente è così tra le persone che conosco) ma nonostante questo le guerre decise da pochi ma combattute e subite da molti continuano. Spero che un giorno qualcuno di importante capisca e ponga un freno a tutto questo.

Io e la paceultima modifica: 2008-09-16T08:55:00+02:00da september23
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11 pensieri su “Io e la pace

  1. “La nonviolenza è realizzabile solo entro certi limiti. E’ perfetto e nonviolento quello Stato in cui il popolo è governato di meno. Una democrazia basata sulla nonviolenza sarebbe il più vicino approccio alla più pura anarchia.” (Mahatma Gandhi).

    E l’anarchia genera altra violenza.

    Le persone possono dirsi “non-violente” e agire di conseguenza per tutta la loro vita; tutti gli Stati di diritto (dalle grandi potenze moderne agli stati ancora in formazione o con confini non definiti es. Palestina, Georgia,..) sono nati dalla violenza e con la violenza (non solo meramente militare o non per forza di cose una violenza incontrollata) garantiscono (o pensano di garantire) sicurezza, ricchezza,.. ai propri popoli. Questo principio non cambierà. Garantisce la sopravvivenza degli stati. Finchè esistono gli stati esisterà anche la violenza.

  2. Non sono d`accordo che finche` esistono gli stati esistera` la violenza. Non e` questo il punto. La violenza nasce dal desiderio di prevaricamento. Questo puo` avere come movente lo sfogo di energie negative o l`accaparramento di risorse. Nel primo caso si va di terapia, nel secondo e` la cultura umana che fa scuola. E oggi cio` che la cultura inculca e` l`accumulo di risorse, soldi e potere. E tutto cio` finisce sotto il grande piccolo ombrello del capitalismo. Ma anche il capitalismo e` figlio dei tempi. Se fara` in tempo a morire prime che ci autodistruggiamo tutti e` possibile che venga fuori qualcosa di nuovo, magari che non abbia come punto di riferimento essere ossequiati e avere le scarpe di Louis Vitton, ma piuttosto l`uomo e la sua realizzazione.

  3. Be’ credo che non potessi rispondere meglio di Enzo al commento precedente.

    Neanche io ho capito perchè finchè esistono gli stati debba esistere la violenza. Dipende qual è la cultura e la società alla base degli stati.
    Se uno stato non è prevaricatore volendo imporre se stesso e la propria cultura o peggio non voglia appropiarsi di risorse e ricchezze altrui (vedi Russia-Georgia o NATO-Iraq ad esempio) la guerra potrebbe essere un lontano ricordo raccontato sui libri di storia. So che è un concetto utopico ma è la speranza a tenerci vivi.

    La citazione di Gandhi, presa così, fuori da ogni contesto è priva di significati. Bisogna vedere quando ha pronunciato quelle parole, a chi e in quale occasione.

    P.S. La Georgia è nato dallo scioglimento PACIFICO dell’Unione Sovietica. Quando si vuole, la guerra si può evitare.

  4. Ma sei sicuro che se anche riuscissimo a superare il capitalismo e porre al centro di tutto qualcosa di nuovo e più giusto come “l’uomo e la sua realizzazione” riusciremo ad ottenere che ci sia meno violenza? Come giustamente hai detto è la cultura umana che fa scuola e la violenza ne ha sempre fatto parte.
    Il mio commento non voleva essere una critica nè tantomeno trovare giustificazioni alla violenza, alla quale sono contraria! Il fatto è che non mi riesce assolutamente essere “utopica” e pensare troppo in positivo sulla questione, quello che mi insegna la storia e quello che vivo oggi non sono incoraggianti. Posso solo contare su quel poco che so di poter fare o possono fare altre persone normali come me/voi nel quotidiano (perchè questa è la base di partenza) per evitare la violenza inutile e becera. Ma per quanto ci possa far star male, per quanto la possiamo rifiutare, per quanto possiamo volere un cambiamento, al mondo ci saranno sempre persone che useranno violenza. Non mi voglio illudere.

  5. Be’ ma se è per quello non mi illudo neanche io che d’un tratto, le persone la smettano di prendersi a sprangate per dei biscotti o che il Bush o il Putin di turno non faccia la guerra che vuole quando e come la vuole.

    Il mio post spiegava il mio punto di vista: contrario alla violenza e a tutte le guerre sempre e comunque (se tutti ripudiano la violenza, non tutti ripudiano le guerre, alcune vanno bene per qualcuno, sono inevitabili). Che un mondo senza guerre sia un’utopia… l’ho scritto proprio qui sopra: ne sono ben consapevole!

  6. Direi che i tuoi post suscitano sempre un bel dibattito! Bravo Marco!
    A me sembra di capire che tutti e tre (e anche io) siete contrari alla guerra e alla violenza come possibile soluzione ai problemi. Secondo me è proprio questo il punto di partenza, come scrivi tu Marco nell’ultimo commento. Il primo passo è dirsi che forse esiste una soluzione alternativa a quella della guerra tra popoli, che forse con la diplomazia si possono ottenere risultati migliori per tutti. Il fatto che troppo spesso questo non è cultura comune, anche di gente normale come me e voi, che non deve scegliere per una nazione, ma solo esprimere un opinione. Ho discusso spesso con persone che ritenevano che la guerra in Iraq o in Afganistan o prima ancora quella in Kossovo fossero giuste, che non c’era alternativa possibile.
    Secondo me questa è la grande sconfitta della nostra cultura che non ci apre la mente ad alternative diverse da quelle più ovvie e più semplici, perché, sembra brutale dirlo, è più facile ammazzare migliaia (o milioni) di persone che cercare di comunicare con loro e cercare un compromesso.
    Credo anche io, come amerika, che probabilmente finché ci sarà l’uomo ci sarà la guerra perché non siamo esseri capaci di rinunciare completamente alla violenza, ma credo che si posso cercare di far diventare le guerre sempre meno frequenti e di far cresce una vera cultura legata alla pace e alla non violenza.

  7. Bhe… civilta’ non violente ci sono e ci sono state nella storia… basta guardare i Buddisti… loro non rompono il cazzo a nessuno e nessuno ricorda guerre fatte in onore del loro dio… (devo citare le religioni che non possono fregiarsi di questa medaglia?).
    Guardiamo al presente… i Tibetani… loro sono pacifici e tranquilli… ma io problema e’ proprio questo… sono alla merce’ di di pacifista non e’… in questo caso la Cina!

  8. Mmm non tiriamo in ballo cose che non conosciamo bene. Oggi i Tibetani appaiono sereni e pacifici, ma in passato erano proprio i monaci a vessare la popolazione e a farsi sanguinose guerre tra di loro. Ma non addentriamoci in discorsi divergenti.

    Ad Amerika rispondo che nel mio discorso non ho fatto una previsione di scomparsa della violenza, quella fa parte dell`uomo ed e` insestirpabile (e aggiungerei giustamente). Il punto e` arrivare ad una violenza mediata e/o che rientri in certi limiti di “tollerabilita`” (se cosi` si puo` dire) che la rendano marginale nell`esistenza umana.
    Non si tratta di illudersi pensando che tutto questo sistema un giorno cambiera`. La storia ci insegna che tutto ha un inzio e una fine, persino giganti monolitici come l`Impero Romano hanno finito per cedere sotto il peso dei tempi. L`umanita` ne` ha viste tante, oggi e` il turno del capitalismo (che e` ben chiaro come non sia semplicemente un sistema economico, ma molto di piu`). Oggi ci sembra che non ne usciremo perche` e` un sistema che funziona diabolicamente bene. Ma ne usciremo, perche` nella sua natura si autocannibalizza. Il punto quindi non e` “se” ma “quando”. Faremo in tempo ad uscirne, a cambiare prima che il sistema Terra arrivi al punto di non ritorno? A questa domanda dubito che saremo noi o i nostri figli “vederne” la risposta.

  9. ..pace non è solo il contrario di guerra, non è solo lo spazio temporale tra due guerre pace è di più. pace è la legge della vita umana pace è quando noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere umano regna la giustizia.
    per precisare a Amerika che cosa significa “ANARCHIA” :
    AN-ARCHIA parola di origine greca che significa senza autorità.L’ANARCHIA è la storia di un pensiero e di un movimento nati sulla scia degli ideali rivoluzionari .. scatenando una lotta senza frontiere all’autoritarismo, alla disuguaglianza, alla gerarchia,alle istituzioni oppressive, in primis allo stato, considerato come idea di dominio.. non mi sembra tanto male AMERIKA..no?
    IO VOGLIO:
    UN LETTO PER OGNI FAMIGLIA
    DEL PANE PER OGNI BOCCA EDUCAZIONE PER OGNI CUORE
    LUCE PER PER OGNI INTELLIGENZA..

    Queste sono parole di un grande ANARCHICO…..”VANZETTI”

  10. Belle parole Sergio, ma la pace di cui parli mi sa che la si trova solo nel regno dei Cieli. Nella pratica credo cha la pace sia solo (si fa per dire) il potersi godere liberamente i propri diritti senza prevaricare sugli altri e senza dover difenderci dalle prevaricazioni altrui.

    Sull`anarchia non capisco se sia un`apologia. Negli intenti l`anarchia e` tutta ideali e principi ma irrealizzabile quanto comunismo, socialismo e quant`altro, perche` nella pratica e` irrealizzabile. La mancanza di un`autorita` in assoluto e` impossibile: dov`e` c`e` una mancanza di autorita` riconosciuta collettivamente e` la propria che si fa valere. Tant`e` che nel mondo animale, anarchico per natura, vige la legge del piu` forte, tutt`altro che una logica di bene comune.

  11. rispondo a enzo: si può senz’altro affermare che il pensiero anarchico sia nel suo complesso un pensiero rivoluzionario:per reallizzare una societàlibera,fondata sull’associazione volontaria e cooperativa degli individui, delle comunità,dei gruppi sociali,dei liberiproduttori, è necessario sbarazzarsi di tutte le istituzioni fondate sui privilegi,sulla disuguaglianza,sulla gerarchia;questo radicale capovolgimento sociale non può che darsi attraverso una rivoluzione delle coscienze e delle strutture materiali.L’anarchismo è privo perciò di una scienza politica,poichè intende risolvere il proplema della politica attraverso la rivoluzione:l’eliminazione delle istituzioni che impediscono il libero dispiegarsi dell’autonomia dei singoli e la creazione di strutture dove ogni individuo possa paritariamente accedere alle decisioni che riguardano la COMUNITà IN CUI VIVE e possa egualmente prendere parte alla realizzazione e alla distribuzione della ricchezza sociale renderanno superflua la politica intesa come spazio di mediazione tra gruppi sociali antagonisti.” non vi può essere libertà senza eguaglianza nè eguaglianza senza libertà.”

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