Naftalina

Certi problemi si usa metterli da parte, quasi fossero dei vecchi maglioni riposti in fondo ad un armadio. Ma così non si ottiene niente, il momento in cui verranno affrontati è solo rimandato perché loro non se ne vanno di certo ma restano pronti ad aspettarci.

Negli ultimi tempi ho un po’ fatto così. Le cose vanno complessivamente bene, i controlli sono tutti a posto, il cancro pare essersi dimenticato di me (il problema è che io non mi sono dimenticato di lui!), la vita scorre regolare. Però manca qualcosa. Tre anni fa mi bastava essere sopravvissuto ed essere intero per essere felice. Il pericolo corso è stato troppo grande e il sollievo per averla scampata si è presto tramutato in felicità, una felicità che però non poteva e non può durare su quelle basi. Adesso ha bisogno di altro per essere alimentata e la mia condizione attuale non è tale da poterlo fare facilmente. Adesso essere qui non basta più, e le mie difficoltà quotidiane sono un enorme ostacolo con il quale ho imparato a convivere ma che non per questo sono meno ingombranti e facili da sopportare.

Solitamente dico alle persone che ci si abitua a tutto e che quindi anche io mi sono ormai abituato alla mia disabilità e a fare i conti con un fisico fortemente compremesso dalla malattia. Non rinnego questo ma ciò non vuol dire che la vita quotidiana e che l’organizzazione del mio futuro siano semplici. I paletti che mi trovo davanti e che arginano i mie piani, i miei progetti, i miei desideri sono tanti e belli grossi. Come ho detto ci si convive e ci si abitua ma ci sono dei momenti in cui il peso della situazione si fa sentire.

Quando il cancro mi presenta il conto e vado incontro a degli inevitabili momenti di riflessione sulla mia vita, su quello che posso e che non posso fare e magari arriva un po’ di tristezza o rabbia (abbiate pietà, non sono una macchina che riesce sempre a ridere e scherzare e a vivere come se tutto non fosse cambiato) penso a chi è rimasto indietro. Penso al mio amico che non c’è più, alla mia fortuna, alle possibilità che, nonostante tutto, la vita mi offre e mi rialzo e riprendo a correre.

 

Naftalinaultima modifica: 2011-03-29T23:39:02+00:00da september23
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6 pensieri su “Naftalina

  1. Condivido in pieno quello che hai scritto, anche io tante volte mi sento così, anche se ho problemi diversi dai tuoi. Forse davvero la cosa che ci può tirare su è proprio il fatto che comunque ci siamo ancora e le cose vanno bene dal punto di vista del decorso della malattia…

    Ogni tanto però mi trovo a pensare con nostalgia alla vita di prima, penso sia umano…

  2. adesso dico una cosa che è una castronata: io avolte mi sneto in colpa quando vedo il papà di una mia amica morta dicancro al seno quasi 6 anni fa…..
    questo per me è una cosa che rimane addosso del cancro, come a me è rimasta addosso una facilità alla lacrima che prima non avevo

  3. Mio caro Marco,
    questa volta mi si è stretto il cuore, il tuo post è per me, comprensibilissimo, so che parli della tua indipendenza.
    Mi congratulo con te, per essere riuscito a scrivere qualcosa in più sulla tua condizione.
    Sono contenta quando la mamma mi racconta delle tue varie uscite, e sono contenta quando scambiamo quattro chiacchiere.
    So che tutto questo è molto egoistico da parte mia, ma io so che ci sei, ti penso e sono tranquilla, perchè clinicamente va tutto bene.
    A volte sento quando vai a dormire e togli a lancio le tue scarpe da ginnastica e sono contenta, perchè sei uscito, perchè sei qui con tutti noi.
    Altre volte sento la tua musica e mi fa piacere, mi da contentezza, perchè sei qui con tutti noi.
    So che il mio scritto è egoistico, e so anche che in certi momenti dirti, “ringrazia la vita che ha voluto tenerti con sè,” è semplicistico e tu lo sai da te.

    Posso solo dirti che ti voglio bene e che verranno tempi migliori. Dovranno prima o poi inventare una benedetta “calza elastica” che s’infili da sola, o magari un qualcosa del genere, ma molto più pratico.

    Mi sto dilungando troppo, scusami, un baciotto
    buona notte
    4 P

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