martedì, 09 febbraio 2010
Al quiz in carrozzina
Quello che segue è un dialogo di fantasia che rappresenta l’ipotetica partecipazione di un disabile ad un immaginario quiz televisivo presentato da un altrettanto immaginario presentatore. Il racconto è volutamente cinico ed eccessivo. L’idea è di far riflettere sull’effettiva integrazione dei disabili. Ho considerato la televisione perché, come scritto pochi giorni fa, ritengo sia uno dei posti in cui i disabili vengono discriminati maggiormente.
Benvenuti ad una nuova puntata di “ATTACCA LA PAROLA”. (Applausi). Grazie, grazie a tutti. Io sono il vostro Silvano Prandi, saluto le signore tra il pubblico (applausi) e vi presento il primo concorrente di questa sera. Ecco a voi Andrea Pontello!
(Entra Andrea in carrozzina)
Buonasera, ciao Silvano e grazie per avermi dato la possibilità di partecipare al tuo gioco, lo seguo sempre! Sono un tuo grandissimo fan.
(Applausi)
Grazie Andrea sei troppo buono. Aspetta che mi abbasso per stringerti la mano, come sai sono molto alto, è uno dei motivi del mio successo con le signore (applausi e risate). Signori come vedete Andrea è un concorrente un po’ particolare, è arrivato su quattro ruote!
(Risate e applausi)
Be’ Silvano, non avevo molta scelta…
Per fortuna che guida un veicolo ecologico! (Risate e applausi). Bene, prima di cominciare conosciamo un po’ meglio Andrea. Leggo qui che hai 25 anni e che vieni dalla provincia di Bologna.
Si, esatto Silvano. Anzi, colgo l’occasione per salutare tutti i miei concittadini e in particolare la signora Pina, la panettiera del paese che mi ha detto di darti un bacio da parte sua.
Magari dopo… (Risate e applausi). Non vorrei che mi attaccassi qualcosa. Ci tengo a non finire su quattro ruote. A parte quelle della mia Porsche ovviamente!!!
(Risate e applausi)
Non sono contagioso…
Si, si... VOI dite tutti così! Ma sentiamo, cosa fai nella vita?
Studio economia, sto per laurearmi.
Oh! Un bell’applauso signori! E complimenti ad Andrea che in una situazione di difficoltà riesce a studiare e a laurearsi!
(Applausi scroscianti)
Be’ veramente non ho problemi mentali quindi non ho nessuna difficoltà nello studio.
Be’ ma non sarà facile per VOI. Con tutta la discriminazione che c’è nella società di oggi. Con tutta questa gente ignorante che VI tratta in modo diverso…
Nello studio non ho incontrato alcun problema.
Quali passioni hai nella vita? Oltre alle corse su ruote intendo! (Risate)
Con la tua battuta hai detto una mezza verità. Infatti faccio delle corse in carrozzina e faccio parte di una squadra di basket per disabili. Siamo tutti su quattro ruote, come diresti tu, ma nessuno di noi ha il motore.
Sei un tipo sportivo allora! Non pensavo che VOI facesti sport!
Be’ Silvano, non hai mai sentito parlare delle paraolimpiadi?
Le para che???
Le paraolimpiadi. Sono delle olimpiadi per disabili. Siamo in molti a fare sport. E’ un ottimo modo per integrarci nella società e fare quello che facevamo prima degli incidenti che ci hanno messo su una carrozzina.
Ecco, parliamo un attimo di come sei finito in carrozzina. Com’è stato l’incidente?
Be’, veramente sono così fin da bambino, sai, una malattia…
Ed è stata colpa tua?
…
…
…
No, dico, l’incidente in macchina…
No, Silvano. Come ti ho appena spiegato è per una malattia che ho avuto da bambino.
Bene, cominciamo a giocare con il nostro Andrea! (Applausi)
09:45
Scritto da : september23
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lunedì, 08 febbraio 2010
I fissati con il Papa
Dialogo con mia madre dieci giorni fa:
Come va?
Sono un po’ triste...
Ma su! Morto un papa se ne fa un altro!
Si ma a me piaceva quel papa lì!
Dialogo con un amico sette giorni fa:
Come va con la tua amica?
Insomma… E’ tutto finito…
Massì! Morto un papa se ne fa un altro!
Anche tu con questa storia dei papi???
09:56
Scritto da : september23
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venerdì, 05 febbraio 2010
In assenza di lei
Ci sono dei momenti in cui non pensi, dei momenti in cui non ti ricordi, dei momenti in cui riesci a concentrarti su altro. In quei momenti non avverti la mancanza, sembra che tutto scorra normale come se non fosse successo niente. Ci sono dei momenti in cui, invece, ti accorgi che alla tua vita manca qualcosa, qualcuno. Dei momenti in cui non riesci a pensare ad altro, a quello che hai perso, che se ne è andato e che speri possa tornare. In quei momenti la mancanza ti provoca un dolore quasi fisico. Vorresti gridare, mandare al diavolo qualcuno, urlare la tua rabbia e la tua frustrazione ma vai avanti perché tutto scorre e come è arrivato se ne andrà.
09:11
Scritto da : september23
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mercoledì, 03 febbraio 2010
La discriminazione dei disabili in TV
Domanda semplice a cui ognuno di noi può rispondere: avete mai visto dei disabili in televisione? Non parlo delle trasmissioni in cui sono messi lì apposta per suscitare compassione, in cui gli viene fatto recitare il ruolo dei “casi umani”. Parlo dei quiz, delle trasmissioni a premi, dei giochi. Qualcosa tipo “Chi vuol essere milionario?” o “L’eredità” o “Affari vostri” tanto per citarne alcuni.
Io non guardo tantissima televisione ma non ho mai visto in 32 anni un disabile partecipare ad un gioco in televisione. Né in quelli citati adesso né in quelli di una volta. Eppure i disabili non sono mica pochi. In Italia siamo circa 2.600.000 (duemilioniseicentomila) pari a circa il 5% della popolazione dai sei anni in su (in realtà il dato potrebbe essere più alto).
Facciamo un giochino. Consideriamo i 2.600.000 di cui sopra. A questi togliamone un milione, consideriamo che sono anziani con gravi problemi motori che tutto hanno in mente tranne che partecipare ad un programma TV. Ne restano 1.600.000. A questi togliamone un altro milione, persone che sarebbero in grado di andare in TV (mediamente autonome, mentalmente sane) ma che non hanno interesse a farlo. Io sono tra questi ad esempio. Ne restano circa 600.000.
In Italia siamo poco meno di 60 milioni e 600.000 rappresenta l’uno per cento della popolazione. Anche ammettendo che tutti gli Italiani “abili” vogliano partecipare ad una trasmissione TV (ovviamente assurdo, bisognerebbe escludere anziani e bambini quindi il numero sarebbe molto più basso) rimane un bel 1% di disabili potenziali concorrenti di un gioco televisivo. 1 su 100 non è poco. Quante persone avranno partecipato ai giochi citati prima negli ultimi 5 anni. Quante centinaia? E voi quanti disabili avete visto? Quante stampelle? Quante carrozzine? Quante persone senza un arto? Quante persone con difficoltà motorie? Nessuno vero?
13:43
Scritto da : september23
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lunedì, 01 febbraio 2010
Black Gives Way to Blue
Ovvero "Il nero dà la precedenza al blu". E’ il titolo di una bellissima canzone degli Alice in Chains. E’ un titolo che mi piace molto, è un messaggio di speranza: tranquillo quando è tutto nero può solo migliorare, schiarirsi, diventare blu. E dal blu schiarirsi ulteriormente fino a colori più luminosi. Per me è così, ho avuto molti periodi neri nella mia vita ma poi la luce è tornata a splendere. Se guarisci due volte da una malattia mortale non puoi non essere ottimista e positivo verso il futuro.
Poche sere fa ne parlavo con un amico che, a sorpresa, mi diceva che secondo lui non è così, quando è tutto nero la situazione può anche peggiorare e sostanzialmente al peggio non c’è mai fine. E’ un modo di guardare la vita che non mi appartiene e che mi ha sorpreso.
Questo piccolo episodio mi ha portato a riflettere sulla mia visione della vita e a considerare che è davvero paradossale che per essere ottimisti si debba rischiare di morire due volte. E dico questo in un momento se non proprio nero, quantomeno tendente al grigio. Un amore che finisce è un brutto colpo. Nonostante questo sono sicuro che il blu tornerà e da lì arriveranno tutti gli altri colori.
09:53
Scritto da : september23
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sabato, 30 gennaio 2010
La citazione della settimana/54
Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati. (Fabrizio De Andrè)
08:27
Scritto da : september23
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giovedì, 28 gennaio 2010
Un lungo silenzio
Nell’ultimo mese ho scritto poco. Ero impegnato a cercare di tenere in piedi un’illusione. Un amore nato e finito nel giro di pochi mesi. In realtà non è neanche vero che ho scritto poco. Ho scritto parole su parole, versato fiumi di inchiostro telematico parlando di me ad un pubblico molto ristretto.
Quando una storia finisce il dolore è grande, si è investito tanto in termini di tempo, di pensieri, di azioni, di sentimenti, di emozioni. Se ne esce prosciugati. A volte ci si pente di quello che è successo, si pensa che sarebbe stato meglio non conoscere chi ci ha fatto soffrire. Io però non rinnego niente, sono contento dell’esperienza vissuta. Avrei preferito che proseguisse, mi rimarrà il rammarico che forse…, in un altro momento… ma serberò con cura ogni momento vissuto. Ha significato tanto, tanto quanto la persona coinvolta non potrà mai capire. Ha significato tornare alla vita, ha significato essere accettato con tutti i miei guai fisici. Dopo mesi di sofferenze non poteva capitarmi niente di meglio e nonostante sia già finito, nonostante mi abbia portato del dolore (ma anche della gioia seppur breve e fugace) l’emozione data dalla condivisione di qualcosa con una persona speciale resterà.
19:38
Scritto da : september23
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lunedì, 25 gennaio 2010
Il post che non avrei voluto scrivere
Questo post riguarda il mio amico Marius, la sua storia è nota a chi mi segue ma la riassumo in breve.
Nel 2007 Marius arriva in Italia a 19 anni in cerca di cure per il suo osteosarcoma al femore destro. In mezzo a diversi cicli di chemioterapia viene operato con successo per la rimozione del tumore. Dopo qualche mese, ai primi controlli gli viene trovato un nodulo ad un polmone. Viene operato e il nodulo viene asportato. Passa qualche altro mese e si ripresentano altri noduli, questa volta ad entrambi i polmoni. Si riparte così con la chemioterapia. Questo autunno si arriva presto a totalizzarne quasi venti cicli in circa due anni. Vuol dire non meno di sessanta giorni in totale passati in ospedale sotto flebo. Viene operato ad un polmone e il primo dei noduli gli viene asportato. In questi giorni Marius si trova di nuovo in ospedale. Era entrato per sottoporsi all’intervento che lo avrebbe finalmente liberato dal tumore all’altro polmone. Ha un dolore al fianco però. Gli esami del sangue scoprono subito l’anomalia, i successivi accertamenti scoprono che dietro a quel dolore c’è un nuovo vecchio nemico che torna all’attacco. Questa volta attacca le ossa del bacino.
Per tutta la scorsa settimana ho cercato di trovare le parole più giuste da dire. Non credo ne esistano. Non riesco a trovarle neanche io che pure, avendo vissuto una vicenda simile, dovrei saperle scovare da qualche parte nella mia mente. Ma non è così. La mia vicenda è stata molto più “semplice”. Malattia, cura, operazione, guarigione. Un percorso lineare, difficile ma con un inizio ed una fine. Poi, certo, ci sono i controlli ma sta andando tutto bene. La storia di Marius invece è la storia di una battaglia senza fine. In due anni non ha avuto un attimo di tregua, entrando e uscendo dagli ospedali senza soluzione di continuità.
A lui mi sento di dire solo una cosa, so che legge queste righe. Non perdere mai la speranza e credi sempre nelle tue possibilità. Io e la mia famiglia, nel nostro piccolo, saremo sempre al tuo fianco. Nel mio profondo so che ce la farai. E’ una battaglia lunga e difficile ma tu vincerai, non dimenticarlo mai, amico mio.
P.S. Una piccola buona notizia. Sua mamma ha trovato lavoro part-time.
10:01
Scritto da : september23
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venerdì, 22 gennaio 2010
Una settimana di silenzio
Come si sarà notato, questa settimana non ho pubblicato alcun post. Non l'ho fatto perchè c'è solo una cosa di cui avrei voluto parlare ma non sono stato in grado di trovare le parole giusto per farlo. La fine della scorsa settimana ho ricevuto una brutta notizia riguardo alla salute di Marius ma scriverne si è dimostrato più difficile di quanto immaginassi anche perchè il destino si sta accanendo contro di lui con troppa cattiveria. Ho avuto diversi giorni per metabolizzare la cosa e nei prossimi giorni troverò il modo giusto di parlarne.
Per adesso mi sento solamente di dire a Marius (che ogni tanto passa a leggermi) di non mollare mai e di non perdere mai la speranza che tutto possa risolversi nel modo migliore. E' una lunga battaglia ma vinceremo.
23:34
Scritto da : september23
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domenica, 17 gennaio 2010
La citazione della settimana/53
La felicità non sta nell’essere amati: può creare solo soddisfazione e vanità. La felicità è nell’amare. (Thomas Mann)
11:07
Scritto da : september23
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